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LAB4

 

Intervento del Dott Gian Marco Boccanera al Convegno PaxLAB 

14 Aprile 2011 - Tribunale d Frascati

 

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Comunicazione e Strategia 

 

CONTESTO ATTUALE . Il contesto in cui si sta dibattendo il Globo in questo momento è un contesto di CRISI. Crisi politica e sociale che ha dato luogo negli ultimi tre mesi a sanguinose rivolte nel vicino (Maghreb) e nel medio Oriente, tutt’ora in corso. Crisi economica che ha respiro mondiale e  – in ottica di osservazione limitatamente europea – colpisce più o meno tutti i paesi dell’ Eurozona, compresa l’ Italia , costringendo l’ Unione Europea a fare titanici sforzi di sostegno dei paesi in crisi: Grecia, Irlanda, Portogallo. In lista ci siamo anche noi in Italia e la Spagna.  Il Debito pubblico altissimo e le debolezze del nostro Sistema-Paese non facilitano la nostra posizione, ma anzi la aggravano pericolosamente, esponendoci a gravi rischi di tenuta sociale.

La CRISI che stiamo vivendo , a mio avviso, ha un orizzonte temporale che la porta a 5/10 anni di residua durata, poiché non è una crisi fisiologica e naturale del ciclo economico, bensì è una CRISI SISTEMICA. E’ sistemica perché colpisce la base stessa del funzionamento del Turbocapitalismo che vede nella crescita ad ogni costo e come obiettivo prioritario di ciascun paese confidando nell’ assioma CRESCITA=BENESSERE e quindi P.I.L. (prodotto interno Lordo) = indicatore di misurazione della CRESCITA del Paese.  Questo assioma anch’esso è entrato in CRISI. Non è detto che tutto quello che si produce, poi si traduca in effettivo beneficio per la Collettività Nazionale. Non è detto che la crescita continua e ad ogni prezzo (soprattutto di ordine sociale) sia la stella convenzionale che guiderà l’azione di uscita dalla crisi (exit strategy) . Sopratutto non è detto che il Prodotto Interno Lordo sia ancora un efficace indice che rappresenti il BENESSERE del Paese che lo adotta.  Occorre RIPENSARE profondamente questi concetti perché sfuggono elementi che non sono considerabili dal PIL, quali la felicità percepita, il grado di istruzione, la partecipazione alle scelte collettive, il livello di soddisfazione dei servizi pubblici. Ovvero tutto ciò che rende effettivo e ontologico il BEN-ESSERE (welfare) dell’individuo. Occorre ripensare i concetti che hanno tradizionalmente spinto il nostro agire e provare ad avere un approccio diverso, non convenzionale, creativo,innovativo.

Un nuovo meme insomma.

SCREENSHOT. Nella città di Dublino in Irlanda, paese considerato “tigre celtica” per la capacità di attrarre investimenti, perlopiù di matrice finanziaria e di domiciliazione di società, enti, e fondi di investimento, è apparsa di recente una scritta fatta con lo spray sopra un anonimo muro. La scritta, alquanto evocativa per l’indirizzo che esprime, dice:

 

“in un Mondo pieno di vergogna e di rimpianto, fai qualcosa di cui andare orgoglioso”

 

(in a World full of shame + regret, do something to be proud of)

 

Fai qualcosa di cui andare orgoglioso e di essere riconosciuto per tale azione dalla collettività che ti ospita.

 

In un momento di CRISI SISTEMICA è necessario avere un approccio di questo tipo, diffondendolo nella nostra piccola comunità lavorativa, familiare, sociale, nel tentativo di offrire proposte di miglioramento al “micro-sistema” di cui ciascuno di noi è parte olistica ed integrante.

 

PROGETTO COMM-UNICO. Due anni fa, anche chi vi parla ha compiuto qualcosa di cui andare orgoglioso. Due anni fa ho progettato, ideato e parzialmente realizzato il PROGETTO COMM-UNICO.  Un Progetto disponibile liberamente su internet , completo con le successive integrazioni, che rappresenta una proposta strategica di base sul funzionamento della CONCILIAZIONE, quale possibile strumento d’ unione e di coesione sociale. Nel Progetto COMM-UNICO sono state espresse a marzo 2009 ideazioni e PROGETTAZIONI che ora sono divenute realtà sul territorio nazionale.  Parliamo di marzo 2009 quando ancora non esistevano , non solo i decreti di attuazione sulla mediazione, ma neppure la legge istitutiva (Legge 69/2009 del 18.06.2009 ed entrata in vigore il 4 luglio 2009).

La Conciliazione , o Mediazione come definita dai recenti decreti di attuazione,  ora è una realtà nazionale, sicuramente migliorabile con l’utilizzo che verrà fatto dell’ Istituto , ma è una buona partenza per il viaggio nel miglioramento del Sistema-Paese.  Purchè essa venga interiorizzata dai “Player” che con essa si confronteranno , non per disdegnarla ma per tradurre in luminosa opportunità quello che a molti appare come un’ oscura minaccia di proprie prerogative e competenze.

       Nel mio Progetto COMM-UNICO avevo immaginato:

     1. che la CONCILIAZIONE doveva essere per TUTTI i Professionisti e non per una sola parte di essi;

    2. che in momenti di Crisi Sistemica come quella che stiamo vivendo a livello globale, le Professioni potevano far emergere un potenziato loro RUOLO SOCIALE nella    collettività (social footprint) ;

3. che si doveva spingere tanto sulla figura del Conciliatore, quanto su quella del FACILITATORE , negoziatore di parte, promotore della conciliazione, accompagnatore, consulente di parte, assistente di fiducia alle trattative, chiamiamolo come ci pare. 

4 .che occorreva definire un TREND , una linea di tendenza collettiva,  che identificasse l’atteggiamento mentale e d’animo per affrontare questo nuovo Istituto, strategico-sociale  prima che giuridico, che io ho definito PAX-APPEAL identificando – del pari del SexAppeal (oggi forse un po’ abusato) l’irresistibile attrazione emozionale all’approccio  di gestione consensuale, pacifica  e creativa del conflitto, al posto dell’abitudine allo scontro tra posizioni e alla litigiosità non incanalata.

5. Che questo sviluppo avrebbe portato le Professioni innanzitutto ad un efficace PATTO INTERGENERAZIONALE tra Giovani e Seniores , poiché avrebbe aperto ai primi le porte di nuove opportunità lavorative professionali tali da concorrere al mantenimento in equilibrio delle Casse Professionali a vantaggio dei secondi, in un periodo che si prospetta di Crisi lunga e defatigante, soprattutto sotto la voce redditi professionali, in drammatico calo per pressocchè tutte le professioni. Ferme rimanendo le spese da sostenere, che portano le professioni ad un rischio “di sottozero”in quanto le spese fisse sono comunque da onorare , anche nell’ipotesi di riduzione a zero dei redditi.

6. Che il vantaggio che le Professioni, tutte le Professioni , avrebbero potuto dare all’ Istituto della Conciliazione avrebbe consentito una serie di risparmi sotto l’ottica di minori costi sociali per spese sanitarie di diagnosi, cura e trattamento di malattie che ingenerano dal conflitto e dalla sua diuturna perpetuazione (malattie cardiache, mentali, stress, somatizzazioni, interiorizzazioni e sfoghi incontrollabili, etc), ma anche minori spese di gestione ordinaria del conflitto stesso, minori spese di traffico spostamento ed inquinamento per esigenze di mobilità connesse al modo tradizionale di affrontare il conflitto. Questo avrebbe permesso la liberazione di Risorse Nazionali dal conflitto.

7. Che la gestione INFORMATICA della Conciliazione, che ho definito CONCILIAZIONE FACILITATA, avrebbe consentito la realizzazione dei punti precedenti. Gli attuali strumenti telematici e di comunicazione digitale consentono questa gestione della Mediazione con efficienza. La Mediazione telematica sarà una delle direttrici strategiche principali di sviluppo futuro dell’ Istituto.

Sono IDEAZIONI e VISIONI che sono timidamente germogliate, seppure sotto iniziale ostracismo di tanti, ed ora stanno trovando consenso e diffusione. Anche grazie alle innovative modalità di comunicazione che ho adottato con studioboccanera.com , prevalentemente tramite la Rete Internet .

Vediamole insieme.

1) COMPETENZA ED EUPETENZA. La CONCILIAZIONE deve essere per TUTTI i Professionisti e non per una sola parte di essi. Nel rilancio del Sistema-Paese ITALIA è potenzialmente rilevante il RUOLO dei PROFESSIONISTI, e occorre che esso venga espresso non nelle forme di anacronistica tutela arroccata su presunte prerogative ed esclusive di categoria, bensì nelle forme del VALORE AGGIUNTO DA RENDERE AL PAESE.  Ho immaginato che il valore aggiunto che i Professionisti, TUTTI i Professionisti, sono in grado di esprimere al Paese, passi attraverso due direttrici fondamentali: la competenza e l’eupetenza.

La COMPETENZA è il possesso riconosciuto ed esercitato di determinate abilità o preparazioni tecniche, necessarie al caso di specie. Arte tipica delle Professioni, ciascuna nel pieno rispetto delle proprie e altrui peculiarità per l’ambito trattato del SAPERE TECNICO.

La EUPETENZA, invece, è un neologismo di mio personale e recente conio e di provenienza semantica dall'aggettivo greco ευπετης ,ες (eupetes, eupetes = facile, agevole) . Sta a significare il possesso di atteggiamento mentale e d'animo alla facilitazione di ciò che è , o che appare, difficile.

L' EUPETENZA, quindi, è arte e consapevolezza di RENDERE FACILE, ovvero arte di FACILITARE i rapporti e le composizioni degli stessi su binari comuni. E' la predisposizione d'animo alla ricerca dell'armonia della composizione e del MIGLIORAMENTO DEL FARE per il raggiungimento di un obiettivo condiviso.  Nella consapevolezza che la migliore alternativa possibile all’accordo negoziato rappresenta un risultato inferiore.

E' l'assetto di partenza per affrontare, in superiore, armonica e condivisa sintesi, le contrapposte tesi ed antitesi di Hegeliana memoria, sublimandole nella fusione.  Riecheggia un po’ l'arte di togliere i bastoni dalle ruote, per consentire al Carro di continuare il suo percorso. Nella profonda convinzione che il Carro porta tutti noi, e che ciascuno ne possa e debba contribuire alla inarrestata marcia.

Ed è l'esatto contrario della strisciante abitudine di "mettere i bastoni nelle ruote" ovvero il contrario di avviluppare di lacci e laccioli il libero svolgimento delle umane attività, detto OSTRUZIONISMO .

L'eupetenza è il contrario dell' ostruzionismo, che tanto frena e rallenta  la spinta all'innovazione e al cambiamento.

Il nostro stratega Niccolò Machiavelli diceva che "laddove men si sa, più si sospetta",  indicando una IDENTIFICABILE e diffusa predisposizione d' animo alla conservazione dell'esistente, al mantenimento dello status quo, poiché ciò che è NUOVO, e quindi DIVERSO da  quello che siamo abituati a vedere, sentire e pensare,  detto INNOVAZIONE,  non sempre viene adeguatamente compreso, ma spesso anzi viene visto con occhiuto sospetto da chi non riesce a comprenderne la portata, o ne teme rischi per il mantenimento delle proprie rendite di posizione, oppure - più sottilmente a livello psicologico -  teme di soffrirne una “deminutio capitis” , ovvero una diminuzione della propria personale importanza e riconoscibilità sociale.

Eupetenza significa COSTRUZIONISMO (= contrario di OSTRUZIONISMO), ovvero l'arte e la predisposizione di liberare i vincoli mentali, psicologici ed ideologici rispetto al cambiamento, per renderlo comprensibile, fluido, auspicabile, conveniente,  nella consapevolezza che questo è migliore della situazione precedente, ai fini dei superiori interessi collettivi. Quanto grande è il bisogno del Paese di un atteggiamento rinnovato di questi tipo? Si pensi solo alla tempistica e alla qualità delle decisioni (decision time) che sovrintendono alle Opere Pubbliche, alla programmazione e controllo della Spesa Pubblica alla finalizzazione efficiente di ciò verso la EFFETTIVA fruizione collettiva. Si pensi solo alle “buone pratiche” (best practices) che possono diventare “linee guida” di miglioramento nella gestione della Cosa Pubblica (RePublica)

L’ EUPETENZA, cioè, può identificarsi con  L'ARTE E LA STRATEGIA APPLICATA NEL FACILITARE IL CAMBIAMENTO PER IL MIGLIORAMENTO PERSONALE, PROFESSIONALE E COLLETTIVO del Sistema-Paese.

 

EUPETENZA vuol dire RI-SOLVERE (dal lat. solvere = sciogliere , appunto sciogliere i lacci, i freni ).

Ευπετεια , ας (eupeteia, eupeteias. sost.) = facilità.

Ευπετειας διδοναι (eupeteias didonai) = dare facilità, facilitare.

Competenza ed Eupetenza, nella mia visione, si contemperano a vicenda nella diffusione PANDEMICA del MEME DELLA CONCILIAZIONE/MEDIAZIONE sul territorio Nazionale ad opera dei Professionisti, di TUTTI i Professionisti, che in tal modo operano come DIFFUSORI e REPLICATORI della nuova idea.

2) RUOLO SOCIALE DELLE LIBERE PROFESSIONI. La Crisi che stiamo vivendo è diversa dalle altre che l'hanno preceduta, ed è molto più grave, pervasiva, durevole e devastante. E non ha ancora pienamente spiegato effetti.

L'onda lunga deve ancora arrivare e bisogna fare qualcosa per far sì che almeno qualcuno si trovi consapevolmente pronto ad affrontarne la dirompente portata.

Il tempo per cambiare è arrivato: cambiare ottica di visione, cambiare abitudini e costumi, cambiare aspettative sul modo di vivere la vita, riappropriandoci dell’essenza intima e non solo della forma esteriore delle cose. Forse è opportuno anche arrivare a ripensare il capitalismo, reinterpretandolo in chiave innovativa, sostenibile ed equitativa .

Non siamo nati solo per possedere al fine di consumare, pensando di trarne effimera quanto sfuggente soddisfazione. Non esiste solo la materialità del corpo, ma anche la spiritualità e la conoscenza della mente, che, ugualmente al corpo, deve alimentarsi  e così crescere sana e trasmettere alle altre menti che verranno il proprio patrimonio di pensiero. Migliorare la conoscenza è comprendere per sopra-vivere, ovvero per  vivere-meglio.

Per vivere meglio e al (possibile) riparo dagli scossoni della Crisi attuale e da tutte le altre che la seguiranno per successiva talea. 

Un interessante spunto di meditazione mi è stato fornito da Jacques Attali, illuminato economista e giornalista francese, quando sostiene che i governi  stanno basando le proprie strategie di contenimento della Crisi nel far pagare ai contribuenti di dopodomani gli errori dei banchieri di ieri,  e i bonus dei banchieri di oggi.  Fino a che punto possiamo spingerci in avanti con un tale azzardo morale, senza mettere mano alla base delle cose? 

Non sarà facile spiegare al ceto sociale medio e a quello di base che, ad un certo punto, saranno finiti gli aiuti a sostegno del reddito, oltre ad essere finito pure il reddito, mentre dovranno contemporaneamente essere soddisfatti gli impegni pubblici nazionali e internazionali  che drenano sempre più liquidità e garanzie di Stato . E il reddito disponibile diminuisce sempre di più, mentre si intacca il patrimonio e il risparmio, già pesantemente falcidiato in passato da abusi, truffe, rapine e malversazioni di ogni genere.

Qualcuno allora potrà iniziare a pensare di cercare il colpevole, e potrà subire il malevolo influsso di strumentalizzazioni da "caccia all'untore" di manzoniana memoria. Il rischio c'è. E gli appelli continui delle Istituzioni in tal senso lo lasciano intendere con chiarezza. Questo rischio deve necessariamente essere contenuto e minimizzato. Ciascuno deve fare la sua parte per evitare che il declino economico e finanziario che stiamo sperimentando diventi una deriva sociale pericolosa.

Ed è strategico l'apporto del SAPERE delle PROFESSIONI . In un’epoca dove è messa in discussione l'essenza stessa del Turbocapitalismo, il PENSARE deve riguadagnare posizioni perdute sul PRODURRE.  Perché attraverso il pensiero creativo e innovativo  si possono creare condizioni di nuovo sviluppo, semplicemente MIGLIORANDO quello che già c’è e RISCOPRENDO alternative al P.I.L.. Come? Innovando con Creatività.  Si possono trovare fonti e filoni di nuove attività, di innegabile portata collettiva, che attraverso il mondo delle Professioni, uniscono e non dividono i ceti sociali, sempre più distaccati gli uni dagli altri. 

Le PROFESSIONI dovranno riscoprire l’essenza sociale del loro essere, “gettando ponti” e non “innalzando muri e steccati” di presunte e inviolabili tutele anacronistiche di categoria. Le Professioni, unitamente alla ricerca dell'innovazione e alla riscoperta della creatività di cui sono, o dovranno ancora di più essere portatrici, possono essere un buon BALUARDO a sostegno della traballante coesione sociale. Recuperando in ciò anche una rinnovata impronta sociale (Social Footprint).

La Mongolfiera sociale si sta sgonfiando, proprio come una delle innumerevoli e nefaste bolle che sono comparse nell’ultimo decennio.

La Mongolfiera sociale sta perdendo quota e dovrà essere alleggerita da quegli elementi ponderali percepiti come “rinunciabili”, per evitare che si schianti. Alleggerita cioè di pesi poco utili e comunque rinunciabili rispetto ad altri, e come tali “percepiti” dall’ opinione pubblica.

Le Professioni, a mio avviso, ed alcune più di altre, dovranno comprendere per tempo questa percezione e attivarsi con impegno, per riguadagnare molti punti sulla loro irrinunciabilità sociale, per essere considerate ancora “necessarie”, quanto alla loro esistenza e quanto alla loro consistenza.

Penso all'avvio di una pervasiva COSCIENZA COLLETTIVA che spinga per com-prendere e con-dividere e non per separare.

Penso all'avvio di un rinnovato SPIRITO DEL TEMPO che alimenti il Pax-appeal, innanzitutto nella Conciliazione e Mediazione come appannaggio di TUTTI i PROFESSIONISTI a favore di TUTTI I CITTADINI.  Che si spera POSSA e DEBBA diventare appannaggio di TUTTI i Professionisti, ad esempio con la CONCILIAZIONE FACILITATA

Penso poi all’approccio MULTIDISCIPLINARE dei Professionisti, utile per ridurre i colli di bottiglia e per migliorare procedure , protocolli ed opere  nella P.A.  Ed anche all'avvio della vera cura della polis (= Politica o Politeia), alla cura di ciò che è pubblico (repubblica o res publica), alla riscoperta dell'impagabile piacere di lavorare contribuendo alla soddisfazione immateriale di qualcuno più che alla fabbricazione strumentale di qualcosa.

Le PROFESSIONI, a mio modo di vedere, hanno adesso una grande opportunità per conferire adeguato lustro al loro rinnovato accreditamento sociale: diffondere il MEME di questa coscienza collettiva, ovvero devono operare, prima sforzandosi, e poi automaticamente ed inconsapevolmente, per replicare di mente in mente questo atteggiamento, come unità di informazione culturale.

Il meme quale entità informativa che si autoreplica, divenendo "opinione pubblica",  si autopropaga e si diffonde entrando a far parte stabilmente nella rinnovata  cultura della Nazione. Il meme è un'idea, un valore, un'abilità, oppure qualsiasi altra cosa sia in grado di essere imparata e divulgata agli altri come unità.  Il meme è per il trasferimento dell'informazione, la stessa cosa che il gene è per la genetica. 

Il meme, allora, come il gene può essere destinato a grandi cose: ad esempio a trasmettere in termini "virali", ovvero assolutamente pervasivi e pandemici, qualsiasi unità di INFORMAZIONE e di LINGUAGGIO e di CONCETTO che passa di mente in mente, da uomo a uomo, consapevolmente o inconsapevolmente.

La diffusione della percezione ADESSO del gigantesco ruolo delle PROFESSIONI nella tenuta degli interessi economici, sociali e nazionali a difesa dalla Crisi attuale e a difesa da quelle che seguiranno, è assimilabile ad un  MEME evolutivo della nostra appartenenza collettiva ad un Paese -riconosciuto dal mondo intero-  come culla millenaria del Sapere e della cultura universale.

3) VANTAGGI E LIMITI DELLA CONCILIAZIONE NELLA FORMULAZIONE ATTUALE . Sono noti a tutti i tempi biblici di risoluzione delle controversie tra privati, tra aziende,  o tra gli uni e le altre, che intasano di carte e di faldoni  i Tribunali e le Corti di tutta Italia.

L’ingiustificata durata dei processi civili (ma anche amministrativi) è stata più volte rimproverata all’Italia dalla Corte di Giustizia europea. Non è bastato al Parlamento Italiano varare una legge (legge “Pinto”) che mette a disposizione risarcimenti pecuniari a carico dello Stato e a favore di chi si è trovato imbrigliato in lunghi e defatiganti processi oltre la ragionevole durata, avendone per ciò stesso un automatico e reale danno.

Come l'Ospedale è il luogo di cura del Corpo leso, così il Tribunale è il luogo di cura del Diritto leso.

Da tempo mi piace usare questa efficace metafora per evidenziare la "CURA" necessaria, tanto del corpo quanto del diritto. Tuttavia l'estenuante durata dei processi non è più accettabile in un Paese moderno, soprattutto in questi momenti di grave Crisi economica e sociale, che necessitano di adeguamenti veloci, continui e giornalieri in tutti gli aspetti del vivere civile, per meglio fronteggiare le asperità del ciclo.

Ci vuole un cambiamento del modo di fare, e prima ancora del modo di pensare, di porsi di fronte ad un conflitto, nato o insorgendo, che vede contrapposti due o più interessi.

Spesso l'esito del giudizio sopravviene dopo anni e anni di attesa di giustizia, di giustizia sospesa o denegata, quando ormai qualsiasi provvedimento reso è poco utile:

  • è poco utile: ai fini della conservazione dei rapporti tra le parti, che ormai sono giunte all'incomunicabilità totale, e all’allontanamento tra loro, poiché logorate in anni e anni di bizantinismo di processi;
  • è poco utile: poiché il giudicato civile è percepito come un giudicato imposto, alla formazione del quale le parti non sentono di aver contribuito per nulla, e spesso non è pienamente condiviso neppure dalla parte vittoriosa;
  • è poco utile: poiché interviene dopo un periodo lunghissimo, al termine del quale qualcuna delle parti potrebbe  addirittura non esistere più;
  • è poco utile: poiché a fronte  dell'analisi costi-benefici, i costi del mantenimento in causa del proprio diritto fino al completo riconoscimento si dilatano, sottraendo ulteriori risorse ad entrambe le parti,  e gravano maggiormente sulla parte che, già lesa economicamente o finanziariamente, deve pure sostenere e anticipare le spese di giudizio, senza idea sulla loro previa quantificazione.

Spesso la durata indefinita del processo civile non porta alcun giovamento né all’attore né al convenuto, poiché la certezza del diritto viene resa in tempi non più utili alle circostanze, e a costi, soprattutto sociali, di rilievo.

La Conciliazione professionale delle CONTROVERSIE  al di fuori delle aule dei Tribunali è una forma di RISOLUZIONE DEI CONFLITTI TRA INTERESSI OPPOSTI,   che sta diffondendosi in modo sempre maggiore. Gli addetti ai lavori parlano di “alternative dispute resolution” ADR, risoluzione alternativa delle controversie, di matrice anglosassone, ma efficacemente utilizzabile anche dalle nostre parti.  Nata e sviluppata in Paesi di Common Law,  la Conciliazione professionale si è diffusa efficacemente anche nei Paesi, come il nostro, di Civil Law.  

Il Legislatore nazionale ha ormai stabilito Legge quadro e Decreti attuativi per la diffusione effettiva di questo importante istituto di Democrazia e di Giustizia sostanziale.   Così non era quanto ho realizzato il mio Progetto Comm-Unico a marzo 2009: a quella data il panorama Legislativo era tutto da completare.

La Legge 69/2009 (Manovra Estiva dell’agosto 2009)  pone la CONCILIAZIONE sotto i riflettori della meritata importanza, sia perché viene consacrata come istituto da inserire nel codice di procedura civile e da applicare al contenzioso civile, sia perché vengono chiariti alcuni aspetti sulla efficacia degli effetti rispetto alla soccombenza delle spese di giudizio.

Alla Legge quadro ha fatto seguito il primo Decreto Legislativo di attuazione: il DLgs n° 28 del 04.03.2010 (in G.U. n° 53 del 05.03.2010) che ha stabilito la Conciliazione quale condizione di procedibilità per avviare la causa in Tribunale, in alcune materie in cui alta è la densità osservata di contenzioso (i.e: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento danni da circolazione veicoli e natanti, risarcimento danno da diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità, risarcimento danno da colpa medica, contratti assicurativi, contratti bancari, contratti finanziari).

Tale condizione di procedibilità (art 5 comma 1) ha spiegato efficacia a partire dal giorno 20 marzo 2011 compreso.  Mentre per la parte relativa a Condominio e Risarcimenti stradali c’è stato un differimento al 20.03.2012 Previsto dal cd “Decreto Milleproroghe” Legge 26.02.2011 n° 10 (“Il termine di cui all’art 24 comma 1 del DLgs 04.03.2010 n° 28 è prorogato di dodici mesi, limitatamente alle controversie in materia di condominio e di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti”).

Il successivo Decreto Ministeriale D.M. n° 180 del 18.10.2010 (pubblicato in G.U. n° 258 del 04.11.2010) è entrato in vigore il giorno 05 novembre 2010. Regola le modalità di iscrizione al Registro degli Organismi di Conciliazione con i rispettivi elenchi dei mediatori, prevedendone anche specializzazioni nella materia internazionale mediante possesso di adeguate conoscenze linguistiche. Nel D.M. è scritto che il regolamento del Centro di Conciliazione “non può prevedere che l’accesso alla mediazione si svolge esclusivamente attraverso modalità telematiche” (art 7 comma 4).

L’utilizzo dell’avverbio “esclusivamente” a circoscrivere l’utilizzo delle modalità telematiche nella mediazione, non sembra vietarle. Anzi.

Significa poterne consentire lo svolgimento per la maggior parte in modalità telematica e remotizzata, come da me auspicato nella Conciliazione Facilitata, e magari solo per la sottoscrizione dell’accordo finale recarsi di persona e de visu presso il Centro di Conciliazione.

In tal modo il divieto di legge è fatto salvo, poiché la procedura di Conciliazione Facilitata (che comunque è a tutt’oggi ancora un ambito sperimentale) verrebbe svolta PRINCIPALMENTE, e non “esclusivamente”, in modalità digitale e telematica, dovendosi ricorrere alla sottoscrizione di persona dell’accordo finale presso il Centro.

I vantaggi della CONCILIAZIONE/MEDIAZIONE sono i seguenti:

-risoluzione della controversia in termini utili e brevi;

-possibilità di non interrompere i rapporti tra le parti, magari legate da importanti vincoli di business o di rapporti familiari o di amicizia o di convenienza, da non perdere;

-fissazione del prezzo dell’assistenza specializzata in anticipo e, auspicabilmente, in maniera trasparente e fissa;

-partecipazione delle parti ai consessi e alla procedura di conciliazione/mediazione;

-riservatezza delle trattative, viepiù rafforzata quando il Conciliatore e i Facilitatori, quali consulenti negoziatori di parte della Conciliazione, rivestono la qualifica di Professionisti tenuti al rispetto del segreto professionale;

-consapevolezza delle parti di far gestire il processo di Conciliazione da tecnici  specializzati della materia trattata attraverso l’assistenza professionale (l'avvocato per questioni di diritto, il commercialista per questioni economiche e finanziarie, il geometra, l'architetto o l'ingegnere per questioni di opere, immobili e strutture, il medico per questioni medico-sanitarie, etc).

Al momento sono stati costituiti e sono attivi OLTRE 200 Centri di Conciliazione in tutta Italia, sotto la forma di Enti privati o emanazione di Categorie Professionali, i quali sono ora prevalentemente impegnati nell’attività di Formazione dei Conciliatori che dovranno essere abilitati, e possedere i requisiti di Legge per il loro accreditamento.

I principali limiti strategici alla Conciliazione/Mediazione nell’impostazione sinora delineata dal Legislatore, a mio parere, sono:

- Necessità di recarsi fisicamente TUTTI presso il Centro di Conciliazione per lo svolgimento di attività che sono in via intrinseca NON PROGRAMMABILI, quanto a durata e quanto ad intensità: non si possono stabilire con certezza tempistiche di durata dei consessi di conciliazione, né degli incontri riservati per ciascuna parte, proprio perché il Tempo e lo Spazio non devono essere limiti al libero intercettamento dell’accordo. E soprattutto perché la CREATIVITA’ delle soluzioni che ci si attende non vuole questi coartati limiti spazio-temporali.

- Aspettative troppo ottimistiche sul risultato efficace che può emergere dall’opera dei soli Conciliatori, attesi i loro ridotti compensi stabiliti con tariffe ministeriali e l’indefinibile e NON PROGRAMMABILE spendita di energie, di tempo e di spostamenti per il conseguimento del risultato. Si rischia di sovrastimare l’aspettativa del sinallagma prestazione/compenso del Conciliatore. Nel senso che a fronte di un compenso “calmierato” e basso del Conciliatore come figura centrale, si rischia di nutrire aspettative troppo elevate (e forse a rischio di essere deluse) in termini di qualità ed efficienza ritrabili.

- Apertura della funzione di Conciliatore a “maglie larghe” anche a laureati triennali (art 4 comma 3 lett a DM 180/2010) che possono suscitare riserve sull’impiego efficace, e che suggeriscono (in via indiretta) la contemporanea presenza dei NEGOZIATORI di PARTE (che io chiamo Facilitatori) quali soggetti più solidamente professionalizzati ed essi stessi Professionisti (competenza) a tutela degli interessi delle rispettive parti/clienti, ma con apertura mentale “alla facilitazione” della ricerca di un accordo (eupetenza).

- Non aver ancora previsto, se non in via alquanto indiretta e latente, la REMOTIZZAZIONE della CONCILIAZIONE, con grande vantaggio e risparmio di costi per tutte le parti, e la FIGURA CENTRALE DEL FACILITATORE quale NEGOZIATORE DI PARTE e PUNTO DI REFERENZA del Centro di Conciliazione, nonché promotore della Conciliazione e indirizzatore dei flussi di Conciliazione ai vari Centri.

Cioè quella che io chiamo: CONCILIAZIONE FACILITATA.

 

4) INNOVAZIONE DE IURE CONDENDO: LA CONCILIAZIONE FACILITATA in VIA TELEMATICA . La CONCILIAZIONE FACILITATA nasce dal Progetto COMM-UNICO, mio Progetto Strategico del Marzo 2009, che ha stabilito rilevanti intuizioni e innovazioni nel campo della Conciliazione/Mediazione delle controversie, alcune già espresse in ambito nazionale, altre ancora inespresse.

Qui siamo ancora in ambito sperimentale.

La Conciliazione Facilitata, nelle intenzioni di chi scrive, è una innovativa procedura di prevenzione e/o di risoluzione di controversie,  attraverso la quale le parti  in lite si incontrano insieme ai loro consulenti di fiducia,  che hanno la funzione di promotori della conciliazione,  e di facilitatori nella ricerca di un possibile accordo massimamente conveniente per entrambe. I consessi di conciliazione si svolgono PREVALENTEMENTE in via remota e digitale tramite gli Studi dei Facilitatori collegati al Conciliatore-Tutor.

Il Facilitatore o NEGOZIATORE di parte, quale espressione di pax-appeal, ha l'ottica di arrivare comunque ad un accordo, al fine di tutelare il mantenimento dei rapporti dei clienti e gli interessi collettivi,  e riveste un RUOLO FONDAMENTALE poiché PROMUOVE LA CONCILIAZIONE, ASSISTE LA PARTE quale negoziatore di fiducia, e INDIRIZZA i flussi di conciliazione all'organo di Conciliazione accreditato, che più ritiene competente per la materia trattata. 

Nel tempo verrà a stabilizzarsi l’attività principale dei Centri di Conciliazione (oltre 200 su tutto il territorio nazionale) , oggi rivestita dalla formazione a pagamento dei Conciliatori, per lasciare spazio all’attività “sul campo” nella attrazione e gestione delle Conciliazioni e Mediazioni. I centri di conciliazione saranno in competizione tra loro sullo stesso mercato di riferimento (marketplace) delle Conciliazioni da attrarre e da gestire.

Sicché prediligere il rapporto con i Facilitatori consentirà in via strategica di direzionare più o meno efficacemente i flussi di conciliazione/mediazione a questo piuttosto che a quell'altro Centro di Conciliazione. 

Si prevede (Fonte: Il Sole 24 Ore) che a partire dall'entrata in vigore della Conciliazione quale condizione di procedibilità per le materie ad alta densità di contenzioso, ci saranno circa 1 milione di conciliazioni da amministrare.

Questa mole di flussi dovrà essere gestita non con modalità tradizionali che corrono il rischio di intasare i Centri di Conciliazione, bensì con modalità informatiche e remotizzate, nell’ottica della DELOCALIZZAZIONE delle Conciliazioni/Mediazioni, attraverso le quali il facilitatore potrà essere PUNTO DI REFERENZA per i propri clienti e per la Categoria Professionale alla quale appartiene, grazie all'indirizzamento verso la stessa dei flussi di conciliazione. 

Il FACILITATORE, quale Professionista Negoziatore di Parte, è FIGURA ASSAI PIU' STRATEGICA del Conciliatore, poiché quest'ultimo gestisce la procedura di Conciliazione, solo DOPO che la stessa è stata attivata. Mentre il primo ne è il promotore.

Quindi: il FACILITATORE è il promotore e il combustibile della Conciliazione.

Il Conciliatore è il comburente.

Il Centro di Conciliazione è il braciere.

Le due figure Conciliatore e Facilitatore sono assolutamente SEPARATE e DISTINTE.

Ampia è la libertà  dei  "Facilitatori di fiducia" di esplorare proposte o soluzioni. Il Centro di Conciliazione scelto dalle parti fornisce il Conciliatore e opera come anello di congiunzione mediante servizi centralizzati di TUTORAGGIO, di rilancio e di riferimento, di NETWORKING, nonché di indicazione di possibili soluzioni "OPEN SOURCE"  da sviluppare a cura dei Facilitatori. 

I Facilitatori delle parti operano in tal modo come SVILUPPATORI delle basi dell'accordo, in assistenza delle rispettive parti/clienti. Sono i consulenti di negoziazione.

Il Centro  di Conciliazione mette a disposizione un proprio conciliatore/tutor, che opera prevalentemente in modalità informatica, attraverso scambio documentale in formato digitale (sharing docs) e  videoconferenza MULTIPLA  con i facilitatori delle parti via web e con le parti stesse.

Le parti si riuniscono presso lo Studio dei propri rispettivi Facilitatori, e il Conciliatore presso il suo Studio individuale o presso il Centro di Conciliazione.  

Senza troppi spostamenti fisici delle parti, né dei loro consulenti negoziali e neppure del Conciliatore, viene superato il limite fisico dell'ampiezza del Centro di Conciliazione, e il limite temporale della successione degli appuntamenti presso lo stesso (Delocalizzazione e Remotizzazione delle Procedure).

Il Conciliatore poi, recuperando tempo prezioso, può efficacemente svolgere la propria opera in MULTITASKING, operando in contemporanea su più conciliazioni insieme.  Sicchè in tal modo il Conciliatore può riguadagnare maggiore profittabilità circa i suoi non elevati compensi, proprio grazie alla possibilità di gestire incarichi multipli in contemporanea tra loro.

Il verbale dell'accordo finale può essere trasmesso  e sottoscritto dalle parti e dai loro Facilitatori come scambio di corrispondenza informatica mediante P.E.C. (Posta Elettronica Certificata), con o senza firma digitale e possiede data certa di sottoscrizione. 

Tale fase conclusiva della Conciliazione, al fine di non incorrere nel divieto di celebrare "tutto" il procedimento in digitale, come previsto dall' ultimo Decreto Regolamentare D.M. 180/2010 (“esclusivamente”), può essere efficacemente svolta presso il Centro di Conciliazione de visu tra le parti.

Solo in questa fase finale, quindi, e non già per tutta la durata delle fasi preparatorie propedeutiche all’accordo, le parti potrebbero incontrarsi "dal vivo" al Centro per sottoscrivere, insieme ai loro Facilitatori e al Conciliatore-tutor, il verbale di accordo della Conciliazione.

Si capirà subito che tale attività, certamente, può essere programmabile con facilità sull'agenda del Centro, essendo una mera fase formale, alla quale si è giunti con la preziosa attività preparatoria svolta da remoto dai Facilitatori (insieme alle loro parti) e dal Conciliatore, tutti dai loro rispettivi Studi professionali.

Tale ultima fase si presta, come è evidente, ad una efficiente STANDARDIZZAZIONE di atti e comportamenti, che non ha paragone con le fasi preparatorie dell'accordo, per loro natura non preventivabili quanto a durata e quanto a numero di riunioni e consessi necessari.

Facendo svolgere tutto il "grosso" dell'attività da remoto e in via delocalizzata attraverso gli Studi Professionali dei Facilitatori e sotto l’egida di tutoraggio del Conciliatore, il Centro si troverà a lavorare solo sulla formalizzazione dell'accordo, assegnandone a ciascuna Conciliazione un tempo e un orario standardizzato, e così facilmente programmabile, senza imprevisti, né slittamenti a catena.

Si comprenderà allora, come in tal modo concepita, la CONCILIAZIONE potrà avere una diffusione alquanto pervasiva (direi pandemica) poiché implementabile e delocalizzabile fin da subito per il tramite degli Studi Professionali già esistenti, in quanto necessita, a parte la preparazione di base dei Professionisti-Facilitatori, semplicemente di un PC, una web cam (Tipo Logitech pro 9000 ad esempio, che funziona benissimo, e simili), un collegamento ADSL o XDLS in banda larga, un software di interconnessione e condivisione in sharing documentale low-cost (come Skype o come Google Apps Premium o altri simili).

Strutture di base queste, che perlopiù sono già presenti presso gli Studi Professionali.  O almeno in quelli dei più giovani. Le opportunità ritraibili in termini di compensi e di sviluppi professionali , atteso il vastissimo mercato di riferimento, sono di sicuro interesse. Soprattutto in questo momento.

Se la cosa poi potesse trovare luogo negli ulteriori Decreti Regolamentari attuativi della legge 69/2009 o in qualche loro emendamento, sarebbe un alto valore di spendibilità politica in quanto senza obbligo di fonti di finanziamento (quindi a costo sociale ZERO), e in quanto direzionato a favore di una categoria, quella Professionale, che meno di altre può contare su forme alternative di welfare e di sostegno in un momento di grave Crisi economica, che erode quote rilevanti dei compensi professionali.  La Categoria che riunisce tutti Professionisti italiani - allo stato - conta oltre due milioni di appartenenti.

I Facilitatori delle parti, essendo consulenti negoziali di fiducia, verranno dalle stesse pagati a tariffa professionale o a forfait preconcordato in anticipo. Il Centro di Conciliazione e il Conciliatore verranno pagati secondo le tariffe di conciliazione dallo stesso stabilite, salva la possibilità del recupero del beneficio fiscale per entrambe le parti, come prevista dalla Legge 69/2009 e Dlgs 28 del 04.03.2010. Il Credito di imposta è stato stabilito dall’art 20, 1° comma DLgs 28/2010 , a favore di ciascuna parte in € 500,00 per il caso di raggiungimento dell’accordo , e in € 250,00 per il caso di non accordo. Sul modello 730/2011 tale credito d’imposta trova luogo nel quadro G rigo G8.

5) DIMENSIONE METACONTROVERSIALE DELLA RICERCA DELL’ACCORDO & INGEGNO CREATIVO COME RISORSA NAZIONALE.Ho aggiunto al mio Vocabolario personale la parola "metacontroversiale" il giorno 08 ottobre 2010, in risposta ad un Collega avvocato sulla discussione avviata nel mio Gruppo LINKEDIN: "Conciliazione e Creatività: Professionisti Negoziatori di parte".

Cosa vuol dire questo termine?

METACONTROVERSIALE è un aggettivo di recente mio conio che vuol significare una qualità di stato esprimibile "al di là della controversia" (=μετὰ, metà greco, "al di là - al di sopra ").

La ricerca delle soluzioni ad una lite con la CONCILIAZIONE creativa è "metacontroversiale", poiché supera gli ambiti tradizionali della spartizione proporzionale della "torta" data, ovvero di ciò che appare convenzionalmente concedibile a mezzo di reciproche concessioni fra le parti.  

La soluzione creativa indaga ambiti, al di fuori e al di là delle evidenze fenomeniche della controversia, ambiti che appartengono ad una altra Sfera, superiore, non evidente,sensibile,  avvicinabile solo con approccio creativo e fantasioso al problema.

Parafrasando un termine tecnico-giuridico, METACONTROVERSIALE riguarda la sfera dell' ULTRAPETITUM e dell’ EXTRAPETITA, cioè di quello che non è compreso nell'oggetto della lite (petìtum), perché non ne potrebbe costituire oggetto o semplicemente perché non si vuole che ne costituisca (ultrapetitum ed extrapetitum),  per svariati motivi.

METACONTROVERSIALE è l'ambito e la DIMENSIONE che differenzia la Conciliazione (e Mediazione) dalla Transazione e sarà l'ambito in cui i Professionisti Negoziatori di parte, sotto la guida e il tutoraggio del Conciliatore, dovranno confrontarsi per linee sensibili al fine di  fare emergere i veri bisogni sottostanti la lite fra le parti di cui hanno la fiducia, e per fornirne adeguate risposte creative e non convenzionali.  

La dimensione metacontroversiale in cui il Mondo delle Professioni è chiamato a fornire il proprio apporto, rappresenta una buona palestra di ALLENAMENTO ALLA CREATIVITA’ nazionale, a noi connaturata e tipica del nostro Popolo, di Santi , di Poeti, di Inventori, e di Navigatori.

Purché intorno a questa VISIONE, la Politica faccia il suo buon lavoro, iniziando a stabilire un condiviso e veloce programma di sviluppo della Rete a Banda Larga e Larghissima (fino a raggiungere il L.T.E. Long Term Evolution), che consenta di rendere INTERNET il più importante diritto costituzionale dell’individuo in Italia.

E’ inconcepibile considerare di rango costituzionale il DIRITTO AL LAVORO, e poi non creare le condizioni affinché questo diritto sia effettivamente fruibile e tradotto in atto, alla luce degli epocali cambiamenti che stiamo vivendo in questi primi dieci anni di inizio millennio, e con l’accelerazione repentina avuta negli ultimi mesi.

Perché le condizioni del Lavoro sono mutate e lo saranno sempre di più nei prossimi anni.

Il lavoro del domani avrà connotazioni sempre più da home-working, wired, local, skilled, social–friendly, non-workalchoolic, e sempre meno da lavoro tradizionale in fabbrica, anche perché l’idea, diventata ripetitivo Mantra, di aumentare la Produttività del lavoro ha un costo sociale altissimo e non sarà mai tale da metterci in seria competizione con Paesi come la Cina e l’India, a parità delle altre condizioni.

La produttività deve aumentare ma non a tutti i costi, il recupero di efficienza deve essere valutato alla stregua dell’efficacia delle strategie che sovrintendono alla sua valutazione, e con riguardo all’impianto di sostenibilità sociale del Sistema.

Parlare del SOLO aumento della PRODUTTIVITA’ del lavoro come della Panacea di tutti i mali dell’economia italiana è riduttivo, fuorviante e poco lungimirante, date le connotazioni dei cambiamenti che ci aspettano, e con cui dovremo confrontarci. Prima o poi.

Sono del parere che, sussistendone ancora gli spazi e i tempi, alcune rilevanti decisioni di Strategia-Paese potrebbero essere assunte e pianificate sin d’ora, per non indugiare ancora nell’inattivismo irresponsabile, che ne renderà dolorosa e necessitata l’adozione oltre il termine, ma a prezzo superiore. In momenti difficili come quelli che stiamo vivendo, non c’è peggiore risposta alla CRISI che l’inattività, determinata dalla ingovernabilità continuativa del Paese.

Invece, è opportuno sviluppare e rendere operativa hic et nunc la RETE INTERNET a BANDA LARGA, che consentirà l’emersione di nuove opportunità di lavoro e di espressione, di nuove specializzazioni produttive, delle microimprese di nicchia, di conservare abilità artigiane in via di estinzione, di aggregare gli one man business tra loro e i distretti artigiani e produttivi, di veicolare la creatività tipica del MADE IN ITALY e del PENSATO IN ITALIA, e consentire ad ogni cittadino di avervi democratico e libero accesso.

Il potenziamento della velocità di accesso a INTERNET e la diffusione dei punti di accesso pubblico (Hot Spot e reti Wi-Fi pubbliche) consentiranno di affrontare con taglio moderno e innovativo la migliore allocazione di risorse pubbliche, secondo le priorità di cui ha effettivo bisogno l’economia nazionale.

Potenziare la RETE INTERNET, anche per il tramite della Rete Mobile e delle frequenze in Megahertz lasciate libere dal passaggio della TV in digitale, oltre che di altre frequenze non utilizzate dalla Difesa, è da considerarsi un’opera pubblica PRIORITARIA in Italia.

Essa è funzionale entro breve termine, con alto valore di spendibilità politica e con ritorni moltiplicativi, con attivazione di routine e circoli virtuosi sul Lavoro nazionale, senza cedere a logiche di conservazione dell’esistente perché ancora non (del tutto) ammortizzato, senza cedere all’anacronistico primato delle televisioni sulle reti nelle forme di gestione del consenso, e soprattutto senza cedere il passo a Opere Pubbliche faraoniche, che avrebbero compimento (forse) fra chissà quanti anni e che appaiono -allo stato delle cose attuali- come inutili forme sacramentali e sciamaniche di celebrazione del potere arrogante di una Casta, piuttosto che delle legittime aspirazioni evolutive di un Popolo.

L’intensità della Crisi attuale e le devastanti conseguenze sul Lavoro, sull’individuo e sulla Famiglia, che sono in atto e che verranno, consigliano di indirizzare le scarse Risorse Nazionali disponibili per lo sviluppo verso Opere che consentano in breve tempo fruibilità e attivazione di tali circoli Virtuosi. Il Timing deve essere il più breve possibile.

Segnalo che nella democratica FINLANDIA dal Luglio 2010, l’ACCESSO A INTERNET in BANDA LARGA ha assunto la connotazione di DIRITTO COSTITUZIONALE, garantito e inserito nel Corpus dei diritti fondamentali del cittadino finlandese.

La capacità di ripresa del nostro Paese dovrà fare appello al senso di Orgoglio Nazionale e del glorioso passato dei nostri avi. Tutte le manifestazioni e i cimenti che andranno in questa direzione saranno degni di approvazione e di sostegno politico e collettivo.

La VERA RISORSA NATURALE della NAZIONE è rappresentata dalla CREATIVITA’, non soggetta a calo, illimitata, non dipendente dal Debito pubblico, né dalla Bilancia dei pagamenti, né dall’Import-Export, spendibile subito, condivisibile quale nuovo meme di evoluzione del Sistema Paese verso traguardi di miglioramento sociale ed individuale.

La GENIALITA’ ITALIANA, che molti padri e mentori ha fornito alla Scienza, all’Arte e alla Tecnica in plurime manifestazioni del SAPERE, si esprimerà in Futuro attraverso una linea di tendenza, attraente, motivazionale, socialmente riconoscibile e premiabile, tesa al miglioramento delle cose e delle Persone, che io ho chiamato GENIALITALIA.

Permettere la diffusione di queste idee permetterà di fare un passo in avanti sul superamento del Turbocapitalismo, che mette al Centro il CAPITALE inteso come mera risorsa monetaria, indipendente da valutazioni di ordine morale, e spesso anche di ordine etico, rispetto al suo conseguimento, ed a prescindere da chi e quanto vi abbia effettivamente concorso.

Comprendere la portata di questo nuovo meme è d’ausilio per comprendere la linea di tendenza del superamento del PIL, e di ciò che costituisce la vera Ricchezza della Nazione: il suo Capitale Umano e Sociale. Ovvero il valore in potenza di ciò che ora è necessario tradurre in atto.

Con i Social Network e con le nuove potenzialità del Web 2.0, di cui quelle qui espresse sono solo una parte, siamo in grado di comprendere che abbiamo ottimi strumenti per superare la piattaforma omologatrice e massificante del “Panem et Circenses”, riscoprendoci un Popolo che è in grado di pensare, di porsi dubbi e domande, di poterli esprimere in maniera diretta e LIBERA, di concorrere in ambito condiviso a qualche seria ipotesi di miglioramento del nostro Pianeta, ipotesi che nasca dal basso e che non sia saggiamente quanto vanamente imposta dal vertice.

Il grasso dell’orso in letargo si sta assottigliando, e l’inverno è ancora molto lungo e rigido.

Occorre ricercare e trovare ulteriori fonti di approvvigionamento, stimolando la curiosità, aguzzando l’ingegno e guardandoci intorno.

L’INGEGNO CREATIVO E TECNICO è una formidabile RISORSA NAZIONALE, a costo quasi zero, che possiamo coltivare tutti, a partire dai Professionisti, quali principali depositari degli strumenti del Sapere, per poter contare poi sulle aspettative dei buoni frutti di un favorevole Raccolto.

Mi piace concludere lasciando questa immagine alla Vostra meditazione:

"Esistono due tipi di persone che rompono le regole:  i vandali e i visionari.

I vandali le rompono perché non le sopportano, ma non propongono nulla in loro sostituzione.

I visionari guardano oltre inventando un modo di fare meglio le cose.

Sono loro che reinventano il gioco".

                                                                Morgen Witzel.

 

 

Facciamo insieme qualcosa di cui andare orgogliosi.

Dott . Gian Marco Boccanera.

 

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